Tipologia:
concorso - scuola materna
Committente:
Comune Cazzago San Martino
Comune:
Cazzago San Martino
Cronologia:
2010
L’idea che muove tutta la progettazione nasce da due semplici considerazioni di base: la prima consiste nella volontà di preservare il più possibile lo “spazio verde” esistente e la vista panoramica; la seconda dal fatto che il risultato finale non fosse tanto un edificio ad “immagine e somiglianza” del suo progettista bensì un luogo adatto alla crescita dei suoi utenti: i bambini.... Leggi tutto
L’idea che muove tutta la progettazione nasce da due semplici considerazioni di base: la prima consiste nella volontà di preservare il più possibile lo “spazio verde” esistente e la vista panoramica; la seconda dal fatto che il risultato finale non fosse tanto un edificio ad “immagine e somiglianza” del suo progettista bensì un luogo adatto alla crescita dei suoi utenti: i bambini.
La vista di un luogo ancora verde e poco contaminato ci ha ispirato nella scelta di “scavare” e porre gran parte dell’edificio sotto il livello stradale, pur lasciando che aria e luce naturale siano presenti in gran quantità.
Per quanto concerne la seconda considerazione, estendendo la definizione di Le Corbusier della casa come “macchina per abitare”, si è pensato ad una scuola come “macchina per educare”, non nel senso quasi “militaresco” del termine ma, ricordando quanto sosteneva Sant’Agostino ovvero che “nutre la mente solo ciò che rallegra” (Le confessioni), abbiamo voluto creare un luogo in cui i bambini potessero andare volentieri e, divertendosi, imparare e crescere.
Ritornando un po’ bambini e pensando allora ai giochi che amano fare come ad ad esempio il lavorare con la plastilina, il colorare e disegnare, il fare bolle di sapone, il costruire edifici fantastici con pezzi di legno ( o mattoncini Lego) colorati …. o semplicemente correre liberamente nello spazio, ci è apparsa chiara l’immagine di tanti “contenitori” colorati e tondeggianti messi in relazione tra di loro e con strutture più “rigide” ed “istituzionali” .
Questa dicotomia tra ciò che è tondo e ciò che è spigoloso, già pedagogica in sé suggerendo che alcune cose si possono fare in alcuni luoghi e non in altri e viceversa, ha ispirato altri “contrasti” come spunti didattici, altre “coppie dialettiche“ come morbido e duro, luminoso e scuro, ruvido e liscio, naturale ed artificiale, caldo e freddo,…. che si è cercato di tradurre in architettura.
Ci piace pensare che il bambino semplicemente muovendosi all’interno di questo edificio, che è una molteplicità e quindi una sorta di “imago mundi”, possa fare esperienze significative e formative.

